domenica 3 dicembre 2006

Gego al Macba


Al Macba di Barcellona, fino al 15 gennaio, le opere di Gego, nata a Amburgo nel 1912 come Gertrud Goldschmidt.

Venezuelana dal 1939 è considerata, con le brasiliane Lygia Clark e Mira Shendel, la più importante artista donna latinoamericana della seconda metà del XX secolo.


Delle tre però è quella che, per insondabili motivi, è praticamente sconosciuta in Europa.


Questa mostra è quindi l'opportunità di conoscere le sue opere, composte da linee e intersezioni nello spazio, insieme a definirlo e incorniciarlo, attraverso strutture geometriche che divengono forme organiche.

Escena ContemporÁnea 2006

Dal 30 gennaio al 26 febbraio si tiene a Madrid la VI edizione di Escena ContemporÁnea.

L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori è la diffusione dei lavori più legati alla cultura contemporanea più sperimentale nelle sue tendenze più innovative, partendo dalla azione e dalla visione performativa dei creatori. Rispondendo così alla necessità di diffondere e emostrare i nuovi linguaggi e la loro interrelazione.

Oltre le intenzioni, aspettatevi artisti giovani, internazionali che utilizzano molteplici e diversi linguaggi sempre varcandone le linee di confine.



Programma




(via e foto tbs.com.es)

venerdì 24 novembre 2006

Gli Orientamenti morali degli obispos


L’Assemblea Plenaria della Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha approvato l’Istruzione pastorale Orientamenti morali davanti all’attuale situazione di Spagna.
Il documento comprende un’introduzione, una conclusione e tre capitoli, Una situazione nuova: una forte ondata di laicismo; Responsabilità della Chiesa e dei cristiani; Discernimento e orientamento morale.
È in quest’ultimo capitolo che si analizzano le relazioni tra la Chiesa e la società, il terrorismo, i nazionalismi e le loro esigenze morali. Temi attesi per capire se il dialogo avviato tra Chiesa e esecutivo avrebbe portato la Cee a abbassare il livello della polemica verso il governo nella questione calda dell’assetto territoriale e del dialogo con l’Eta.
Il documento conferma il riferimento all’unità del Paese come bene morale (legato al rifiuto del processo di pace) ma non condanna i nazionalismi: «La Chiesa riconosce la legittimità delle posizioni nazionaliste, sempre che, come ogni giusto progetto politico, si riferiscano al bene comune di tutta la popolazione direttamente i indirettamente coinvolta».
Il testo afferma inoltre che: «l’unità storica e culturale di Spagna può essere manifestata e amministrata in differenti maniere. In questo la Chiesa si limita a raccomandare a tutti che pensino e agiscano con rettitudine [...] facendosi guidare da criteri di solidarietà e rispetto verso il bene altrui».
Nelle altre parti del testo non mancano richiami al «laicismo radicale e escludente» e critiche al «relativismo».
Nel testo inoltre si afferma che «una società giusta non può riconoscere esplicitamente né implicitamente una organizzazione terrorista come rappresentante politico legittimo di nessun settore della popolazione né come interlocutore politico».
Il documento, per quanto non ancora diffuso integralmente, non sembra portare nulla di nuovo. In particolare riguardo alle divisioni in seno alla Cee circa il dialogo con l’Eta e il rapporto con il governo sembra confermare posizioni della maggioranza “conservatrice” della Cee. Chi si aspettava svolte clamorose resta deluso, e non potrebbe essere altrimenti. Ma il testo va inscritto nel contesto tratteggiato dalle dichiarazioni del presidente Ricardo Blázquez (nella foto il primo da destra, poi i cardinale Cañizares e Amigo) sulla ricerca di forme di incontro col governo e dalla sua sostanziale apertura al processo di pace.
La conferma delle posizioni conservatrici rispetto a quelle aperturiste potrebbe rappresentare il dazio pagato alla parte “conservatrice” in cambio di una sostanziale accettazione della “linea Blázquez”. Ma questo si capirà solo col tempo.
(fonti: www.periodistadigital.com, www.conferenciaepiscopal.es)

giovedì 23 novembre 2006

Intervallo





Dai muri di Barcellona
(foto Valentina Capitani, Studio Antigone - Roma)

Confronto tra vescovi conservatori e aperturisti nel Plenum della Cee


Il quotidiano Abc fa trapelare dalle serrate stanze del Plenum della Conferenza episcopale spagnola (Cee) notizie sulla bozza di Istruzione pastorale in discussione.
Secondo il quotidiano madrileno, malgrado il messaggio conciliatore verso il governo lanciato dal presidente Ricardo Blázquez nel suo discorso di apertura del Plenum, l’ala conservatrice della Cee non ha voluto escludere dalla bozza le parti che prevedono di qualificare l’unità della Spagna come «bene morale».
Naturalmente, l’unita della nazione non è in discussione. Nel contesto politico spagnolo questa affermazione apparentemente neutra schiera la Chiesa contro la politica territoriale del governo Zapatero, raccogliendo le posizioni dell’ala dura del Pp.
Il riferimento ha la sua origine nell’Assemblea straordinaria della Cee del giugno scorso nella quale si manifestò una netta divisione tra un settore moderato e uno conservatore, propenso a inserire l’Unità del Paese tra i principi della Chiesa spagnola. Autorevoli rappresentanti di questo settore conservatore sono i due cardinali Antonio Cañizares, arcivescovo di Toledo e vice presidente della Cee, e l’arcivescovo di Madrid ed ex presidente Antonio María Rouco Varela (foto a sx) - che nelle loro diocesi hanno già fatto riferimenti all’unità politica della Spagna come a un sacro principio.
Questa posizione non è appoggiata da Blázquez né dal Nunzio apostolico, Manuel Monteiro de Castro, che ha chiesto ai vescovi che il dibattito politico non rompa l’unità della Cee.
Secondo Abc il testo sarà comunque moderato e il riferimento all’unità come bene morale sarà circoscritto all’ambito di riflessione sulla realtà politica del Paese, nel quale verrà difeso l’attuale ordine costituzionale, si appoggerà lo Stato delle Autonomie e si reclamerà maggior solidarietà territoriale.

Il processo di pace? Non si sente mica tanto bene


C’è forte preoccupazione per le sorti del tentativo di impostare un processo di pace che porti alla cessazione della violenza dell’Eta e all’abbandono delle armi.
Malgrado le speranze suscitate dalla dichiarazione del cessate il fuoco permanente del 22 marzo scorso e dall’apertura di un periodo di verifica e di incontri pubblici e segreti tra le parti, le cose non vanno nel migliore dei modi.
La Kale borroka (la lotta di strada, come viene chiamata la guerriglia urbana) non si ferma e segnali contraddittori vengono dall’Eta. Il 23 settembre sul Monte Aritxulegi (Guipúzcoa) durante celebrazione del Gudari Eguna (giorno del guerriero basco). Tre incappucciati sono saliti sul palco armi alla mano, hanno letto un comunicato che proclamava la prosecuzione della lotta armata fino all’indipendenza, hanno sparato in aria e sono scappati nel bosco. Il 24 ottobre avviene il furto di centinaia di pistole in una fabbrica francese ad opera di terroristi dell’Eta.
Batasuna non fa passi concreti per rientrare nella legalità, il Pp è sempre fermamente contrario al dialogo, i rappresentanti delle vittime sono ferocemente divisi.
Ora che anche la Francia mette in dubbio le intenzioni dell’Eta, Zapatero deve rispondere alle rinnovate critiche interne e non dare l’impressione di cedere ai terroristi.
È un momento estremamente delicato, anche se probabilmente meno di quanto alcuni dicano.
Le difficoltà vengono soprattutto da Batasuna e dall’Eta.
Questo tentativo si differenzia dagli altri per l’impostazione di due piani differenti: quello politico, la discussione sulla riforma dello Statuto basco che compete ai partiti baschi nell’ambito della Mesa de partidos; quello militare, con la trattativa sull’abbandono delle armi, la situazione dei carcerati dell’Eta e degli esuli della banda, che attiene a governo e Eta.
Per costituire il Tavolo dei partiti tutti vogliono che Batasuna, il partito dell’estrema sinistra nazionalista messo fuori legge perché considerato braccio politico dell’Eta, faccia i passi necessari per tornare nella legalità ma una forte componente di Batasuna non vuole cedere alle leggi dello Stato spagnolo.
Nell’Eta invece sembra che i vertici siano convinti della strada negoziale ma che non riescano a imporre la scelta a tutta l’organizzazione, una cui parte è contraria, mentre un’altra è convinta che il processo fallirà e si prepara a riprendere la lotta armata.
Se il filo sottile costruito finora dovesse spezzarsi la parola tornerebbe alle armi.

Isabel Coixet: catalana, spagnola e europea


Isabel Coixet è stata insignita del premio Donna europea 2006.
Il premio, consegnato dal ministro della Cultura Carmen Calvo, viene concesso ogni due anni dall’Associazione internazionale per la promozione della donna europea, col patrocinio del Parlamento europeo, per riconoscere «l’eccellenza in ogni ambito della società», politico, economico, sociale, scientifico o artistico, che «apporti un plus alla ricerca costante della migliore Europa possibile».
Barcellonese di 44 anni, regista e produttrice di successo, Coixet è una delle figure più dinamiche dello spettacolo spagnolo.
Ha diretto quattro film, adorati e premiati dalla critica spagnola, fondato la casa di produzione Miss Wasabi Film, che produce documentari e video musicali, ed è una creativa che ha prodotto spot e campagne per importanti brand internazionali.
Oltre alla traiettoria professionale il premio vuole celebrare l’ultimo lavoro della Coixet, il lungometraggio La vita segreta delle parole, sugli stupri delle donne bosniache, basato sul lavoro della Ong danese Intenational Rehabilitation Council for torture victims, considerato dalla giuria come «un chiaro esempio di solidarietà e collaborazione tra cittadine europee».
La giuria era composta, fra gli altri, dalle eurodeputate spagnole
Elena Valenciano (Psoe) e Pilar del Castillo (Pp), dal direttore dell'Ufficio del Parlamento Europeo in Spagna, Fernando Carbajo, dalla direttrice dell’ufficio di Uguaglianza del comune di Madrid, Asunción Mihura, da Teresa Blat, dell’Instituto de la Mujer e dai giornalisti, Pedro Altares (Rne), Soledad Gallego-Díaz (El País) y Carmen Gallardo (EL Mundo).
Felicitació Isabel.